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-PER DIFENDERE E PROMUOVERE L’EDUCAZIONE UMANA DIRETTA (FAMIGLIA, SCUOLA, COMUNITA’) COME BASE NECESSARIA DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA, FONDATA SUL DISCORSO E SUL DIALOGO |
perché la cultura della parola si sviluppi attraverso la cultura dell’immagine
FINALITA' GENERALI DEL PROGETTO LOGOS:
| -FORNIRE ALLE FAMIGLIE E AGLI INSEGNANTI UN MONITORAGGIO SISTEMATICO DEI PROGRAMMI TV DELLE FASCE ORARIE PIU’ SEGUITE DAI BAMBINI, SE POSSIBILE PROMUOVENDO UNO SPECIFICO ORGANO DI STAMPA |
| -AIUTARLI A CAPIRE L’IMPATTO SPECIFICO CHE DETERMINATE IMMAGINI E CONTENUTI HANNO SU BAMBINI E RAGAZZI |
| -ADATTARE L’INSEGNAMENTO ALLE TRASFORMAZIONI INDOTTE DALLA TV SU DI ESSI-I |
| -INSEGNARE LORO A PRENDERE CRITICAMENTE LE DISTANZE DAI CONTENUTI DELLA TV |
| -INSEGNARE LORO A PRODURRE (SECONDO LE LORO POSSIBILITA’) SPOT, FILM, TG, ECC., PER CAPIRNE I MECCANISMI E NON ESSERNE PIU’ VITTIME E FRUITORI PASSIVI |
| -PROMUOVERE QUELLE ATTIVITA’ COMUNITARIE - FISICHE, LUDICHE, CULTURALI - CHE LA TV IMPROPRIAMENTE SOSTITUISCE, STIMOLANDO E COORDINANDO FAMIGLIE, SCUOLE, ASSOCIAZIONI E COMUNI |
STRUMENTI ORGANIZZATIVI:
PER PROMUOVERE IL COORDINAMENTO DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA DEGLI INSEGNANTI, DELLE ASSOCIAZIONI DEI GENITORI, DELLE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI E DEI TELESPETTATORI, DELLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTORIATO CHE A VARIO TITOLO SI OCCUPANO DI EDUCAZIONE, SI DEVE ARRIVARE ALLA CONVOCAZIONE DI UNA GRANDE CONVENZIONE NAZIONALE DELLE ASSOCIAZIONI CHE SI OCCUPANO DI BAMBINI E TV,
CHE POSSA DESIGNARE UNA CONSULTA PERMANENTE DI ESPERTI DI EDUCAZIONE E DI TELECOMUNICAZIONI.
QUEST’ULTIMA POTRA’ ESSERE UN INTERLOCUTORE RAPPRESENTATIVO, COMPETENTE E AUTOREVOLE DELLE TV PUBBLICHE E PRIVATE, E POTRA’ DAR VOCE ALLE PROPOSTE E ALLE CRITICHE DELLA SOCIETA’ CIVILE, SORVEGLIANDO ANCHE L’EFFETTIVO RISPETTO DEI CODICI DEONTOLOGICI CHE LE TV STESSE SI SONO DATE.
L’ANALISI SOCIALE E PEDAGOGICA DA CUI SIAMO PARTITI
Oggi la nostra società incontra sempre maggiori difficoltà a formare individui autonomi e responsabili, capaci di dialogo, di spirito critico, di memoria storica, ecc. Questa formazione finora è avvenuta attraverso la famiglia, la coeducazione infantile e giovanile, la scuola, e infinite altre forme di socializzazione diretta, che oggi pare siano tendenzialmente in declino per molti motivi di ordine economico, sociale e morale, sia a livello nazionale che internazionale. Queste difficoltà sono ulteriormente accentuate dall’uso eccessivo come baby sitter della "neotelevisione" (=sistema di tv commerciali, finanziate dalla pubblicità e dominate nella programmazione dallo spirito pubblicitario, funzionanti 24 su 24, con possibilità di zapping). Questo ha portato alla nascita spontanea (ignorata o sottovalutata dai genitori e dagli insegnanti) del "curriculum tv" (=processo spontaneo di educazione attraverso la tv, capace di influenzare l’apprendimento scolastico e i rapporti comunitari).
Questo problema riguarda prima di tutto le grandi masse, e non sembra probabile che la neotelevisione possa essere sostituita per i meno abbienti, almeno in tempi brevi, dalle tv via cavo e via satellite e dai diversi sistemi multimediali. Per il futuro, il rischio è che, quando questi sistemi saranno accessibili a tutti, siano anch’essi pervasi dalla pubblicità e abbiano perduto buona parte di quegli stimoli alla scelta individuale e all’autonomia che oggi li contraddistinguono.
Naturalmente è assai difficile, o forse impossibile, determinare in che misura la neotelevisione sia responsabile dei fenomeni di degrado umano cui oggi assistiamo: essi sono collegati a una lunga serie di trasformazioni economiche, tecniche, sociali e culturali, e il fenomeno televisivo, con la sua visibilità e la sua pervasività, funge, se non altro, da spia, da segnale d’allarme, e può perciò servire come catalizzatore delle energie di quanti non si rassegnano ad assistere senza reagire al degrado della condizione umana.
Da tempo molti insegnanti segnalano i rischi pedagogici connessi con la fruizione eccessiva di tv da parte di bambini e ragazzi (scarso interesse alla lettura, perdita della capacità di concentrazione, ipersensibilità o insensibilità di fronte alla violenza, impoverimento delle competenze linguistiche, delle capacità critiche, del senso della memoria storica, della capacità di distinguere realtà e finzione, ecc.). Quali che siano le potenzialità formative positive della tv e di altri media moderni, centrati sull’immagine, il loro uso può chiamarsi eccessivo quando sostituisce di fatto altre attività educative, fisiche o psichiche, che però sono sostanzialmente insostituibili (gioco e dialogo diretto con genitori e coetanei, movimento e sport, lettura e scrittura, ecc.). Proprio queste attività, tra l’altro, sono indispensabili per un uso corretto e positivo della tv stessa.

I rischi di cui parliamo non riguardano solo la piena realizzazione della personalità del singolo, ma, sul lungo periodo, la formazione complessiva dell’opinione pubblica democratica. Per questo il nostro appello è rivolto non solo agli educatori e ai genitori di bambini nella prima età formativa , ma anche a tutti i cittadini interessati alla democrazia.
LA CULTURA PUBBLICITARIA E LA POLITICA SPETTACOLO
La cultura pubblicitaria, reclamizzando le merci, reclamizza anche l’individualismo consumistico e l’onnipotenza della tecnica ("compra questo e risolvi il problema"); essa pervade anche molti programmi non apertamente pubblicitari, che servono da cornice alla pubblicità; essa produce -l'impressione di poter avere accesso senza sforzo all'intero universo, ma tale accesso, tramite l'immagine e non tramite l'informazione accurata e la riflessione consapevole, resta assolutamente superficiale.
Essa - naturalmente insieme a molti altri fattori - contribuisce ad erodere l'autorevolezza della scuola pubblica (tradizionale fondamento dell'educazione democratica), che non deve essere altrettanto superficiale e non può essere altrettanto seducente e gratificante. Certo, la scuola non riesce ad essere molto piacevole per diversi suoi difetti attuali, da eliminare, ma non potrà mai esserlo oltre un certo limite perché un lavoro serio richiede sforzo, e lo sforzo non può essere eliminato in un'autentica educazione.
Contemporaneamente, la scuola pubblica e la famiglia sono investite da una serie di difficoltà di lungo periodo, aggravate dalle restrizioni finanziarie del bilancio dello Stato nel campo dell’assistenza e dell’istruzione e da una generale carenza di progettualità in questi settori.
In tale contesto, l’educazione tv ha un peso particolare. Essa, almeno nella misura in cui indebolisce le capacità critiche, contribuisce a rendere più facile l’affermazione della politica spettacolo (che usa il linguaggio del calcio o degli imbonitori pubblicitari, che fa appello alle emozioni e alla seduzione carismatica dei leaders) o il ritorno ad un irrazionalismo semplicistico (razzismo, integralismo, nazionalismo, ecc.).
L’opinione pubblica democratica, criticamente informata e capace di reagire in modo intelligente alle proposte del mercato e della politica, non esiste per caso nelle nostre società, ma grazie a certe condizioni preliminari nell’educazione e nella comunicazione. Si tratta dunque di garantire la possibilità di una piena espansione umana per i futuri cittadini, conservando e rinnovando le forme fondamentali dell’educazione diretta: educazione familiare, coeducazione dei bambini e dei ragazzi, educazione scolastica, educazione all’interno delle organizzazioni educative di volontariato (scouts, parrocchie, associazioni sportive, ricreative, ecc.). In tal modo infatti si garantiscono anche le condizioni preliminari della democrazia (capacità di dialogo, senso della responsabilità, spirito critico).
LE INIZIATIVE DEL "PROGETTO LOGOS"
Il gruppo Hannah Arendt, aderente a Società Civile, il circolo milanese che ha prodotto molte note campagne di iniziativa civica in Italia, lancia una serie di proposte "per cambiare la tv" (riprendendo per certi aspetti l’idea di "Una firma per cambiare la tv", la petizione nazionale proposta da Mario Lodi e organizzata dall’ARCI). Eccole:
1) Promuovere una Convenzione Nazionale delle Associazioni su TV ed Educazione, una specie di assemblea generale delle associazioni di categoria (consumatori, teleutenti, genitori, insegnanti, operatori culturali e mediali) e di volontariato interessate a "cambiare la tv". In teoria dovrebbe ripetersi regolarmente, per verificare il lavoro fatto dagli organi permanenti da essa designati e per decidere nuovi orientamenti d’azione. Ma la sua prima convocazione dovrebbe presentarsi come un evento simbolico, capace di colpire per lo meno un’opinione pubblica qualificata, fatta di insegnanti, operatori sociali, volontari e genitori sensibilizzati.
2) Perché questo evento abbia un peso, è importante riuscire a coinvolgere un gruppo di personalità, rappresentative di diverse aree culturali e di diverse professioni intellettuali, e non collegate direttamente a nessuna parte politica, che diano il loro autorevole avvallo all’iniziativa di fronte all’opinione pubblica qualificata, richiamandosi alla tradizione civile democratica, alla continuità tra le generazioni, ai valori condivisi dalle diverse culture e confessioni.
3) La Consulta permanente sulla tv, composta soprattutto da esperti di educazione e di comunicazione di massa, sarebbe poi l’organo esecutivo designato dalla convenzione, capace di porsi come interlocutore dei poteri pubblici e privati senza legarsi a nessuna forza politica né a nessuna istituzione. Le uniche armi in mano alla consulta dovrebbero essere la sua competenza, la sua autorevolezza e la sua capacità di mobilitare un’opinione pubblica qualificata.
4) Obiettivo difficile, ma estremamente importante, è quello di promuovere un settimanale che monitorizzi i programmi tv, che faccia conoscere iniziative ed idee, che dia voce alle proteste e che insegni ad usare i media in generale, con un occhio attento ai nuovi multimedia. Come obiettivo intermedio, in un primo momento sarebbe forse realistico cercare di ottenere degli spazi, gestiti dalla consulta, su organi di stampa già esistenti.
5) Si tratta anche di promuovere comitati territoriali permanenti che si occupino di coordinare le iniziative che coinvolgano famiglie, associazioni, scuole e comuni, per informare i genitori, per promuovere un uso attivo e critico della tv e dei nuovi media e per stimolare le attività comunitarie fisiche, ludiche e intellettuali che la tv impropriamente sostituisce (il gioco, l’espressione corporea, l’espressione teatrale, il parlare, il leggere, lo scrivere, l’attività fisica, ecc.). Rilanciare tali attività significa coinvolgere non solo i bambini, ma anche i giovani e gli adulti, e per organizzarle è indispensabile la collaborazione delle autorità municipali, delle autorità scolastiche, dei gruppi di volontariato e dei comuni cittadini.
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Chi vuol leggere il documento che espone analiticamente le idee centrali del Progetto Logos, faccia clic sull'immagine |
Chi vuole saperne ancora di più...
può rivolgersi al Gruppo Hannah Arendt
e-mail: logos@teleion.it